martedì 5 ottobre 2010
il manifesto degli insegnanti
1. Amo insegnare. Amo apprendere. Per questo motivo sono un insegnante.
2. Insegnerò per favorire in ogni modo possibile la meraviglia per il mondo che è innata nei miei alunni. Insegnerò per essere superato da loro. Il giorno in cui non ci riuscirò più cederò il mio posto ad uno di loro.
3. Insegnerò mediante la dimostrazione e l'esempio, il riconoscimento dei miei errori illuminerà il mio percorso.
4. Accompagnerò i miei alunni alla scoperta della realtà che li circonda, assecondando e stimolando in ognuno di loro la curiosità e la ricerca, le domande e la passione.
5. Non potendo trasmettere ai miei studenti la verità, mi adoprerò affinché vivano cercandola.
6. Incoraggerò nei miei studenti l’impegno e la volontà di migliorarsi costantemente e di non rassegnarsi mai di fronte alle difficoltà. Io stesso provvederò a formarmi e aggiornarmi continuamente.
7. Farò in modo che la scuola sia il mondo, e non un carcere.
8. Non trasmetterò ai miei studenti saperi rigidi e preconfezionati. La mia visione del mondo mi guiderà, ma non sarà mai legge per loro. Il dubbio e la critica saranno i pilastri della mia azione educativa.
9. Promuoverò lo studio per la vita e contrasterò lo studio per il voto.
10. Raccoglierò elementi di valutazione, rifiutando approcci semplicistici e meccanici che non tengano conto delle situazioni di partenza, dei progressi, dell’impegno e della crescita complessiva del singolo alunno.
11. Lotterò affinchè la scuola sia la scuola di tutti, la scuola in cui ogni studente possa apprendere seguendo tempi e tragitti individuali. Farò in modo che i miei studenti mi scelgano e non mi subiscano.
12. Aiuterò i miei alunni a illuminare il futuro leggendo il passato e vivendo in pienezza il presente. Li aiuterò a stare nel mondo così com'è, ma non a subirlo lasciandolo così com'è.
13. Resterò fedele a questi punti in ogni momento della mia azione educativa, pronto ad affrontare e superare tutti gli ostacoli formali e burocratici che si presenteranno sulla mia strada.
martedì 24 novembre 2009
lunedì 15 giugno 2009
Come Cambia la Scuola del web 2.0
domenica 7 giugno 2009
lunedì 1 giugno 2009
mercoledì 13 maggio 2009
Maragliano Culture Giovanili
venerdì 8 maggio 2009
la cultura
Io ho commentato il suo Post aggiungendo:"la cultura dipende dallo scarto e dalla differenza che le connessioni riescono a costruire manipolando e pensando oggetti culturali"
Riprende Andreas: "Ok, ma cos'è un oggetto culturale? Forse qualsiasi oggetto del mondo allorché ci si sforzi di contestualizzarlo?"
l'argomento mi sembra molto interessante, così ho cercato in rete ed ho trovato queste slide
domenica 3 maggio 2009
RIFLESSIONE SULLE ROUTINE COMUNICATIVE IN CLASSE.
Questo avviene in contesti formali, ma la comunicazione in classe non è legata soltanto a questi meccanismi. E necessario sottolineare, infatti, che in una Istituzione formale, una scuola, una classe, vi sono regole ulteriori, determinate proprio dal fatto che la comunicazione formativa esplica una particolare funzione all’interno della società.
La funzione fondamentale è quella di produrre conoscenza e apprendimento attraverso lo scambio , l’approfondimento , l’analisi di significati culturali.
Le pratiche comunicative nella mia classe.
Devo premettere che l’interazione da sola non crea apprendimento, quindi le comunicazioni nella classe non sono casuali o frutto di improvvisazioni, ma alla base ci sono io, che progetto le molteplici possibilità interattive per perseguire l’obiettivo prescelto, affrontare l’argomento disciplinare o consolidare una competenza. Per fare questo mi sforzo sempre di pre- vedere la lezione, cercando di capire quali strategie comunicative mettere in atto . Quindi è evidente che la questione centrale è legata alla progettualità di chi conduce la classe.
Se ad esempio organizzo una lezione in cui voglio presentare un argomento indicandone le caratteristiche principali, e fornire le informazioni propedeutiche all’approfondimento, oppure intendo avviare un’attività pratica e sento la necessità di motivarla adeguatamente, in questi casi le interazioni si strutturano in modalità che poteri definire ” faccia a faccia” e graficamente rappresentarla in questo modo,
Fig. 1 le interazioni in cui si presenta una lezione o si motiva ad un’attività
In questo caso la comunicazione ha una direzionalità, nel senso che essa ha origine dal docente e giunge agli alunni. Solitamente tra gli alunni non c’è interazione e devono cogliere il maggior numero di informazioni possibile. Ciascun ascoltatore elaborerà in modo personale le informazioni raccolte: alcune saranno considerate altre no, alcune verranno ricordate e altre no, alcune verranno tralasciate e altre considerate significative.
Questo tipo di lezione – interazione vale solo per gli esempi citati, ma nel caso in cui mi rendo conto che la distribuzione delle informazioni deve essere attivata sulla maggior parte dei canali riceventi e che quindi l’interazione deve essere bidirezionale, allora propongo una lezione in cui attivo la discussione, che può essere rappresentata graficamente così,
Come si può notare in questo caso si strutturano canali comunicativi orientati in più direzioni. Il mio compito è ovviamente quello di docente conduttore, cioè fare in modo che la discussione sia sempre centrata sull’argomento principale, che ciascuno possa avere la possibilità di prendere la parola, che i concetti espressi siano chiari a tutti.
In tale situazione è importante che gli alunni siano formati alla discussione, ne conoscano le regole, questo permette, inoltre la possibilità che si possano formare piccoli gruppi di discussione non diretti completamente da me, ma con ruoli ben definiti e con compiti, documenti e stimoli da analizzare.
Quando è utile questa pratica comunicativa? Io ritengo utile avviare le discussioni quando affronto tematiche impegnative che portano concetti ricchi di significati, perché ritengo che attivare lo scambio di idee e di percezioni su quei concetti sia più probabile iniziare a costruire significati condivisi.
Il rischio di questa interazione è la confusione, la perdita dell’obiettivo principale.
Questi sono solo due esempi delle routine comunicative che metto in campo durante la conduzione della classe.
Ci sono altri esempi in cui ho necessità di attivare processi cooperativi- collaborativi tesi al problem solving, in questo caso le interazioni sono più complesse e diversificate.
Delle dinamiche e delle costruzioni di gruppi cooperativi collaborativi ne parlerò in un altro post.

